Sezione 4
4. DISTURBI PSICHIATRICI
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INVECCHIAMENTO
E SALUTE MENTALE
Declino cognitivo e intellettivo
Con l’età, le funzioni cognitive possono stabilizzarsi o declinare. In generale, le funzioni cognitive che si stabilizzano comprendono l’intervallo di attenzione, le abilità comunicative quotidiane, molte abilità linguistiche (p. es., la sintassi), la capacità di comprensione del discorso e la percezione visiva semplice. Il vocabolario può migliorare anche in soggetti ottantenni. Quelle che declinano comprendono l’attenzione selettiva, la nominazione degli oggetti, la fluenza verbale, le abilità visivo-spaziali complesse e l’analisi logica. L’apprendimento di compiti nuovi complessi e delle lingue straniere diviene più difficile con l’età.
Le modificazioni della memoria correlate all’età variano a seconda del tipo di funzione mnestica; la capacità di acquisire, conservare e richiamare nuovi ricordi può diminuire, mentre la capacità di richiamare ricordi che siano stati conservati e consolidati per lunghi periodi rimane stabile. Lo scadimento delle prestazioni mnestiche può essere ridotto usando delle strategie di adattamento.
Le capacità intellettive raggiungono il livello più alto intorno ai 30 anni, restano stabili tra i 50 e i 60 e declinano in grado variabile nei 70 avanzati. Gli anziani possono avere difficoltà nelle attività che richiedono tempi di reazione rapidi o un alto grado di precisione, sebbene conservino la capacità di comprendere la loro situazione e di apprendere da nuove esperienze. La riduzione dei tempi di reazione può essere compensata assegnando un tempo maggiore alle prestazioni da eseguire.
Anche la depressione, l’ansia e altri disturbi psichiatrici
possono interferire con le funzioni cognitive. La pseudodemenza (p. es.,
una depressione o una psicosi che simulano una demenza
(Vedi: "Test neuropsicologici"))
è una forma estrema di tale interazione.