Manuale Merck di Geriatria > Malattie ematologiche e cancro

SEZIONE 9

9. MALATTIE EMATOLOGICHE E CANCRO

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NEOPLASIE MALIGNE EMATOLOGICHE

MACROGLOBULINEMIA DI WALDENSTRÖM

(Macroglobulinemia primitiva)

Malattia neoplastica caratterizzata dalla proliferazione di cellule B che producono una proteina M di classe IgM.

La macroglobulinemia di Waldenström è una malattia rara, che ha un’incidenza pari a circa un decimo di quella del mieloma multiplo.

Eziologia e fisiopatologia

L’eziologia è sconosciuta, ma le associazioni eziologiche sono simili a quelle del mieloma.

L’infiltrazione linfocitaria del midollo osseo sostituisce gli elementi ematologici normali, provocando l’insorgenza di complicanze citopeniche, come l’anemia. Le cellule B alterate producono grandi quantità di proteine IgM. Le manifestazioni della malattia derivano frequentemente dalla viscosità plasmatica elevata, causata dall’aumento della concentrazione plasmatica di tali proteine.

Sintomi e segni

L’iperviscosità plasmatica provoca alterazioni visive, sintomi a carico del SNC, scompenso cardiaco, infarto miocardico acuto e ictus. Le infezioni, i sanguinamenti e l’anemia (p. es., con pallore, astenia, vertigini) sono una conseguenza dell’infiltrazione linfocitaria del midollo osseo. Il dolore osseo e le lesioni osteolitiche non sono frequenti. La linfoadenomegalia e l’epatosplenomegalia, invece, sono reperti comuni. Sono caratteristiche le emorragie retiniche e la segmentazione dei vasi retinici (con aspetto a filiera di salsicce). Un’anamnesi positiva per ipersensibilità al freddo o fenomeno di Raynaud può essere legata alla presenza di una crioglobulina o di un’agglutinina fredda. Il decorso della malattia è simile a quello di un linfoma a cellule B a basso grado di malignità con interessamento del midollo osseo.

Diagnosi

La macroglobulinemia di Waldenström viene diagnosticata quando sono presenti sia la proliferazione linfocitaria B-cellulare, sia l’iperproduzione di una IgM monoclonale. Al contrario di quanto accade nel mieloma multiplo, non vi è proliferazione plasmacellulare, né distruzione ossea.

L’elettroforesi delle proteine sieriche mostra un picco in regione gamma, mentre l’immunoelettroforesi sierica dimostra che la proteina M è una IgM. L’immunoelettroforesi urinaria rivela spesso la presenza di una catena leggera monoclonale (solitamente di tipo k), ma il riscontro di una proteinuria di Bence Jones macroscopica è raro. In genere, non si rilevano lesioni osteolitiche. Il midollo osseo mostra un aumento variabile dei linfociti e degli elementi plasmocitoidi. La biopsia dei linfonodi, generalmente, ricorda un linfoma diffuso ben differenziato a cellule B. Di solito la viscosità ematica è elevata e necessita di una terapia.

Tra gli altri reperti di laboratorio vi sono un’anemia moderata, l’aumento della VES e la formazione di cilindri eritrocitari nello striscio di sangue periferico. Occasionalmente possono comparire leucopenia, linfocitosi relativa e trombocitopenia. Talvolta, sono presenti crioglobuline, fattore reumatoide e agglutinine fredde. È possibile il riscontro di molteplici alterazioni piastriniche e coagulative.

Prognosi e terapia

La prognosi è variabile, ma il decorso tende a essere molto più benigno di quello del mieloma multiplo. Quando l’iperviscosità è sotto controllo, il decorso sembra essere simile a quello della LLC. L’iperviscosità viene trattata con la plasmaferesi. È raccomandata l’esecuzione giornaliera della filtrazione di 3-4 l di plasma, finché il paziente non diventa asintomatico.

La chemioterapia viene riservata ai pazienti che hanno sintomi dovuti alla diffusione linfomatosa. Il clorambucil è il farmaco fondamentale della chemioterapia; i dosaggi sono identici a quelli utilizzati nella LLC (Vedi: "LEUCEMIE CRONICHE" .). La fludarabina, talvolta, è efficace nei pazienti resistenti al clorambucil. Ne sono stati impiegati anche dosaggi identici a quelli usati nella terapia del mieloma multiplo (Vedi: "MIELOMA MULTIPLO" .).