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Manuale MSD > Malattie muscoloscheletriche del tessuto connettivo

5. MALATTIE MUSCOLOSCHELETRICHE
DEL TESSUTO CONNETTIVO

59. REUMATISMI NON ARTICOLARI

FIBROMIALGIA

Gruppo di patologie non articolari e piuttosto comuni, caratterizzate da dolore puntorio, dolorabilità alla palpazione e rigidità a carico dei muscoli, delle zone di inserzione tendinea e delle strutture molli adiacenti.

Sommario:

Introduzione
Eziologia
Sintomi, segni e diagnosi
Prognosi e terapia


(V. anche Sindrome del dolore miofasciale nel Cap. 108.)

Il termine mialgia indica dolore muscolare. Al contrario, la miosite è dovuta all'infiammazione dei tessuti muscolari; questo termine viene usato in modo inappropriato al posto di fibromialgia, nella quale manca il processo infiammatorio. La fibromialgia indica dolore a livello del tessuto fibroso, dei muscoli, dei tendini, dei legamenti e di altre sedi. Può essere coinvolto ogni tessuto fibromuscolare, sebbene siano colpiti in modo particolare quelli dell'occipite, del collo (dolore o spasmo), della spalla, del torace (pleurodinia) della colonna lombare (lombalgia) e della coscia (la cosiddetta "charley horses" degli anglosassoni, una grave contrattura del muscolo quadricipite femorale, generalmente da eccessi atletici).

Eziologia

Non vi sono alterazioni istologiche specifiche e l'assenza di cellule di tipo infiammatorio giustifica la preferenza del termine fibromialgia, al posto delle vecchie denominazioni di fibrosite e fibromiosite. La condizione diffusa o sindrome fibromialgica si verifica per lo più nel sesso femminile e può essere indotta o peggiorata dallo stress fisico o mentale, dalla riduzione del sonno, dai traumi o dall'esposizione all'umidità o al freddo e, occasionalmente, da una patologia sistemica, generalmente di tipo reumatico. Un'infezione virale o un'altra infezione sistemica (p. es., la malattia di Lyme), possono precipitare la sindrome.

La fibromialgia può essere generalizzata (talora associata con una condizione concomitante) o localizzata (p. es., la sindrome dolorosa miofasciale, spesso correlata al superuso o a microtraumi). La sindrome fibromialgica primitiva (SFP) è una forma generalizzata, idiopatica, particolarmente frequente in donne sane giovani o di media età, con tendenza alla depressione, all'ansia, ma può anche verificarsi nei bambini o negli adolescenti (soprattutto femmine) o negli adulti ed è spesso associata a minori modificazioni asintomatiche di tipo osteoartrosico vertebrali. I maschi hanno una maggiore tendenza a sviluppare una fibromialgia localizzata, in associazione a particolari sforzi lavorativi o sportivi (p. es., sindrome dolorosa miofasciale). In una minoranza di casi, esiste l'associazione con anormalità psicofisiologiche. I sintomi possono essere esacerbati da stress emotivi o ambientali, come pure da un atteggiamento di scetticismo e noncuranza da parte del medico, che fa capire al paziente di ritenere che si tratti di un problema "tutto nella testa".

Sintomi, segni e diagnosi

L'esordio con rigidità e dolore nella SFP è graduale, diffuso e fastidioso. Nella SFP localizzata, l'esordio è più spesso improvviso e acuto. Il dolore peggiora con lo sforzo o l'esercizio eccessivo. Può essere presente dolorabilità, abitualmente localizzata a piccole aree specifiche (i cosiddetti "tender point"). Può essere presente rigidità o spasmo muscolare localizzato, sebbene una contrazione attiva non possa essere dimostrabile con l'elettromiografia. L'infiammazione si verifica soltanto quando è presente una condizione sistemica associata.

La SFP viene riconosciuta dal tipico quadro fibromialgico diffuso, associato a sintomi non reumatici (p. es., riduzione del sonno, ansia, stanchezza, sintomi di colon irritabile) e dall'esclusione di patologie sottostanti o concomitanti (p. es., osteoartrosi generalizzata, AR, polimiosite, polimialgia reumatica e altre malattie del tessuto connettivo) e dall'esclusione di dolore o spasmo muscolare psicogeno. La fibromialgia associata a queste malattie (cioè, fibromialgia secondaria o concomitante) mostra sintomi e segni muscolo-scheletrici simili a quelli della SFP (a eccezione del reumatismo psicogeno), ma va differenziata dalla SFP per permettere l'identificazione e il trattamento sia della malattia concomitante o sottostante che della stessa fibromialgia. Nelle femmine in età media, deve essere esclusa la presenza di una malattia reumatica occulta e dell'ipotiroidismo. Lesioni istopatologiche non-specifiche lievi possono essere presenti nei muscoli, ma alterazioni simili si trovano anche in soggetti di controllo normali.

Prognosi e terapia

La fibromialgia può regredire spontaneamente con la riduzione dello stress, ma può diventare cronica o recidivare a intervalli regolari. I sintomi possono attenuarsi rassicurando il paziente sulla natura benigna della sindrome, come pure con gli esercizi di potenziamento muscolare, con gli esercizi aerobici, con il miglioramento del sonno, con l'applicazione locale di calore e massaggi leggeri. Antidepressivi triciclici a basse dosi (p. es., ciclobenzaprina HCl 10 mg o la dose minima efficace tollerata) al momento di addormentarsi, possono favorire un sonno più profondo e avere effetti di modulazione del dolore. L'aspirina a dosi di 650 mg PO q 3-4 h o altri FANS a pieno dosaggio non hanno generalmente dimostrato efficacia in trial clinici, ma possono essere d'aiuto in singoli pazienti. Le zone di dolorabilità focale che limitano le capacità funzionali possono essere infiltrate con 1-2 ml di lidocaina all'1%, da sola o associata a 20-40 mg di idrocortisone acetato (utilizzando la tecnica descritta sopra per l'infiltrazione dei tessuti molli per la terapia della lombalgia cronica). Se si verifica sonnolenza con un preparato, può essere prescritto un farmaco alternativo, sempre a basse dosi. Una dose al mattino di un inibitore specifico del reuptake di serotonina (p. es., paroxetina HCl 10 o 20 mg) può alleviare la depressione e aiutare a controllare i sintomi. Attenzione deve essere posta a non aggravare i problemi del sonno con farmaci che possono indurre insonnia. La prognosi funzionale è di solito favorevole se viene seguito un programma di sostegno comprendente diversi approcci terapeutici, sebbene la sintomatologia, attenuata, tenda a persistere. Il trattamento dell'ansia associata o della depressione, può richiedere più attivi e specifici approcci o il riferimento a risorse specialistiche per un supporto al paziente più completo. Infine, il miglior trattamento della SFP è un programma personalizzato, estensivo, ambulatoriale, che motivi e coinvolga il paziente.