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Manuale MSD > Immunologia; Malattie allergiche

12. IMMUNOLOGIA; MALATTIE ALLERGICHE

148. DISORDINI DA IPERSENSIBILITÀ

Sommario:

Introduzione
La classificazione di Gell e Coombs

L'ipersensibilità si riferisce a processi patologici che derivano da interazioni immunologicamente specifiche tra antigeni (esogeni o endogeni) e anticorpi umorali o linfociti sensibilizzati. Questa definizione esclude le patologie per le quali la dimostrata presenza di anticorpi non riveste alcun significato fisiopatologico conosciuto (p. es. gli anticorpi contro il tessuto cardiaco che si riscontrano dopo interventi di cardiochirurgia o infarto del miocardio), anche se la loro presenza può avere valore diagnostico.

Ogni classificazione dell'ipersensibilità sarà sempre una semplificazione. Alcune sono basate sul tempo necessario afinché i sintomi o la positività dei test cutanei facciano la loro comparsa dopo l'esposizione a un antigene (p. es. ipersensibilità immediata e ritardata), sul tipo di antigene coinvolto (p. es. reazioni da farmaci) o sulla natura del coinvolgimento d'organo. In aggiunta, le classificazioni non tengono in considerazione il fatto che possono avere luogo simultaneamente più tipi di risposta immunitaria o che più di un tipo di esse può essere necessario per produrre un danno immunologico.

La classificazione di Gell e Coombs

Questa classificazione delle reazioni di ipersensibilità, che ne prevede quattro tipi, viene impiegata diffusamente nonostante le sue limitazioni, perché è tuttora la più soddisfacente.

Le reazioni di tipo I sono reazioni in cui gli antigeni (allergeni) si combinano con anticorpi specifici della classe IgE che si trovano legati a recettori di membrana sulle mast-cellule tissutali e sui basofili ematici. La reazione antigene-anticorpo provoca il rapido rilascio di potenti mediatori vasoattivi e infiammatori, i quali possono essere preformati (p. es. istamina, triptasi) o sintetizzati de novo a partire dai lipidi di membrana (p. es. leucotrieni e prostaglandine). Nel volgere di alcune ore, le mast-cellule e i basofili rilasciano anche citochine proinfiammatorie (p. es. interleuchina 4 e interleuchina 13). Questi mediatori provocano vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, ipersecrezione ghiandolare, contrazione della muscolatura liscia e infiltrazione tissutale da parte di eosinofili e altre cellule infiammatorie.

Le reazioni di tipo II sono reazioni citotossiche che avvengono quando un anticorpo reagisce con le componenti antigeniche di una cellula o di elementi tissutali, oppure con un antigene o un aptene che si trovi legato a una cellula o un tessuto.

La reazione antigene-anticorpo può attivare alcune cellule citotossiche (cellule T killer o macrofagi) per dare luogo alla citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente. Essa comprende solitamente l'attivazione del complemento e può provocare l'adesione opsoninica mediante il rivestimento della cellula con l'anticorpo; la reazione procede con l'attivazione dei componenti del complemento per mezzo del C3 (con conseguente fagocitosi della cellula) o con l'attivazione di tutto il sistema complementare con conseguente citolisi o danno tissutale.

Le reazioni di tipo III sono reazioni da immunocomplessi (IC) dovute al deposito a livello dei vasi o dei tessuti di IC antigene-anticorpo solubili circolanti. Gli IC attivano il complemento e innescano così una sequenza di eventi che conduce alla migrazione di cellule polimorfonucleate e al rilascio di enzimi proteolitici lisosomiali e di fattori di permeabilità nei tessuti, producendo in questo modo una reazione infiammatoria acuta. Le conseguenze della formazione di IC dipendono in parte dalla proporzione relativa di antigene e di anticorpo nell'IC. In presenza di un eccesso di anticorpo, gli IC precipitano rapidamente nel punto in cui è localizzato l'antigene (p. es. all'interno delle articolazioni nell'AR) oppure vengono fagocitati dai macrofagi evitando così di produrre danno. In presenza di un lieve eccesso di antigene, gli IC tendono a essere più solubili e possono causare reazioni sistemiche in seguito alla deposizione in diversi tessuti.

Le reazioni di tipo IV sono reazioni di ipersensibilità cellulare, cellulo-mediata, ritardata o di tipo tubercolinico prodotte da linfociti T sensibilizzati in seguito al contatto con un antigene specifico.

Gli anticorpi circolanti non vi sono implicati, né sono necessari perché si sviluppi il danno tissutale. La trasmissione dell'ipersensibilità ritardata dagli individui sensibilizzati a quelli non sensibilizzati può avvenire attraverso i linfociti del sangue periferico, ma non attraverso il siero.

I linfociti T sensibilizzati che sono stati innescati o attivati dal contatto con un antigene specifico possono provocare il danno immunologico mediante un effetto tossico diretto o attraverso la liberazione di sostanze solubili (linfochine). Nelle colture tissutali, dopo la sensibilizzazione i linfociti T attivati distruggono le cellule bersaglio per contatto diretto. Le citochine liberate dai linfociti T attivati comprendono diversi fattori che influenzano l'attività dei macrofagi, dei neutrofili e delle cellule killer linfoidi (v. Tab. 146-1).