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  Manuale Merck > Malattie infettive

13. MALATTIE INFETTIVE

154. FARMACI ANTIVIRALI

Sommario:

Introduzione
IDOSSIURIDINA
VIDARABINA
TRIFLURIDINA
ACICLOVIR
FAMCICLOVIR
PENCICLOVIR
VALACICLOVIR
GANCICLOVIR
FOSCARNET
RIBAVIRINA
AMANTADINA E RIMANTADINA
CIDOFOVIR
OLIGONUCLEOTIDI
IMMUNOGLOBULINE
INTERFERONI

Lo sviluppo di farmaci contro il HIV ha provocato un'enorme espansione di nuovi farmaci antivirali. L'utilizzazione di alcuni di questi farmaci è in corso di valutazione per altre infezioni virali come per il virus dell'epatite B (HBV). Altri sviluppi includono la messa a punto di farmaci con una migliore biodisponibilità per le infezioni comuni come quelle sostenute dal virus herpes simplex (HSV) e dal virus varicella-zoster (VZV).

L'intervento chemioterapico può avvenire prima o al momento dell'adesione della particella virale alle membrane delle cellule dell'ospite; durante la messa a nudo degli acidi nucleici virali; inibendo un recettore cellulare o un fattore richiesto per la moltiplicazione virale, o mediante blocco degli enzimi specifici codificati dal virus e delle proteine prodotte nelle cellule ospiti infettate che sono indispensabili per la replicazione virale ma non per il metabolismo delle cellule normali.

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IDOSSIURIDINA

L'idossiuridina (IDU) agisce rimpiazzando irreversibilmente la timidina nel DNA di nuova sintesi e producendo una molecola di DNA anomala e sostanzialmente non funzionante. Il farmaco agisce tuttavia sul DNA virale e su quello della cellula ospite, pertanto è altamente tossico per le cellule dell'ospite. A causa della sua elevata tossicità sistemica, l'uso clinico della IDU è stato ristretto alla terapia locale della cheratocongiuntivite da herpes simplex. Sono in commercio due preparati oftalmici. Si applica una goccia di una soluzione allo 0,1% nella congiuntiva q 1 h durante le ore di veglia e q 2 h durante la notte. La terapia va protratta per 5-7 gg dopo la completa guarigione delle lesioni, per ridurre la probabilità di recidive. La IDU può provocare irritazione, prurito, dolore e infiammazione o edema delle palpebre; sono state anche descritte rare reazioni allergiche e fotofobia.

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VIDARABINA

La vidarabina (adenina arabinoside, Ara-A) interferisce con la sintesi del DNA virale ed è efficace nella terapia delle infezioni da HSV. La vidarabina sembra indurre con minor frequenza rispetto alla IDU l'insorgenza di ceppi virali resistenti, tanto che spesso le infezioni IDU-resistenti rispondono alla vidarabina. I preparati oftalmici di vidarabina sono efficaci nella terapia della cheratocongiuntivite acuta e della cheratite superficiale ricorrente provocata dai virus herpes simplex tipo 1 e 2. Una pomata oftalmica al 3% è applicata 1 cm all'interno della sacca congiuntivale inferiore dell'occhio interessato 5 volte/die (q 3 h), da svegli. La terapia va protratta per 5-7 gg dopo la completa guarigione per ridurre la probabilità di recidive. Gli effetti collaterali possibili sono: lacrimazione, irritazione, dolore, fotofobia e cheratite puntata superficiale.

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TRIFLURIDINA

La trifluridina (trifluorotimidina), un analogo della timidina, interferisce con la sintesi del DNA ed è efficace nella terapia della cheratocongiuntivite primaria e della cheratite ricorrente provocata dai virus herpes simplex tipo 1 e 2. La trifluridina è attiva quanto la vidarabina e può risultare efficace nei pazienti che non abbiano risposto positivamente alla IDU o alla vidarabina. L'effetto mielosoppressore della trifluridina ne impedisce l'uso sistemico. La trifluridina è stata utilizzata nel trattamento del HSV cutaneo resistente nei pazienti immuno compromessi con grado variabile di successo. Una goccia di una soluzione oftalmica all'1%, va applicata q 2 h nell'occhio interessato durante le ore di veglia. La dose massima raccomandabile è di 9 gocce/die, fino a riepitelizzazione dell'ulcera corneale e poi di 5 gocce/die (1 goccia q 4 h durante le ore di veglia) per 7 gg. Se non si ha miglioramento entro 7 gg è meglio ricorrere a un altro medicamento. Tra gli effetti collaterali si annoverano bruciore o fitte oculari ed edema palpebrale nonché, più di rado, cheratopatia puntata e reazioni di ipersensibilità.

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ACICLOVIR

L'aciclovir è un analogo nucleosidico della purina con attività contro i virus erpetici (in ordine di potenza): HSV-1, HSV-2, VZV, virus di Epstein-Barr (EBV). Esso ha un'attività minima contro il cytomegalovirus (CMV). La timidino chinasi virale converte l'acyclovir in acyclovir monofosfato che è ulteriormente convertito da enzimi cellulari nella forma trifosfatica attiva che inibisce in maniera competitiva la deossiguanosina trifosfato per la costituzione del DNA virale. Questo composto attivo, quando viene incorporato nel DNA virale, provoca l'interruzione della sintesi. I pazienti immunocompromessi che richiedono trattamenti prolungati possono sviluppare una resistenza attraverso una mutazione nella timidino-chinasi virale.

L'acyclovir PO è efficace nelle infezioni primarie e nelle recidive del HSV genitale (v. anche Herpes genitale nel Cap. 164). Nelle infezioni primarie da HSV, l'acyclovir orale, 400 mg PO tid o 200 mg PO q 6 h per 10 giorni, abbrevia la durata della malattia clinica, riduce il dolore e la diffusione del virus. Nei casi episodici di recidiva, l'acyclovir, 200 mg q 4 h, va iniziato al primo segno di infezione. La soppressione è più efficace e va presa in considerazione se un paziente ha più di sei episodi di HSV genitale l'anno, con dosi di 200 mg da 2 a 5 volte al giorno, 400 mg bid, o 800 mg/die. Gli effetti collaterali sono poco frequenti con la somministrazione orale, ma sono stati segnalati nausea, vomito, diarrea, cefalea ed esantema. Il dosaggio va corretto in caso di insufficienza renale. I pazienti immunocompromessi che hanno frequenti episodi di infezione possono necessitare di dosi più elevate per superare il problema delle mutazioni parziali di timidino-chinasi. Se i pazienti risultano resistenti all'acyclovir si può provare in alternativa un farmaco come il foscarnet.

L'acyclovir EV è indicato quando sono necessari livelli sierici del farmaco più elevati, come nel caso di encefalite erpetica. Negli studi clinici, l'acyclovir 10 mg/kg EV q 8 h si è dimostrato più efficace della vidarabina nell'encefalite erpetica. Esso riduce la mortalità e migliora le capacità funzionali di quanti sopravvivono all'infezione. Come nel caso della vidarabina, la migliore risposta si ha nei pazienti più giovani che iniziano la terapia prima dell'eventuale insorgenza del coma. Nelle infezioni erpetiche neonatali, l'acyclovir 30 mg/kg/die EV in dosi refratte q 8 h per 10-14 giorni risulta più efficace della vidarabina e richiede una minore somministrazione di liquidi. Gli effetti collaterali includono flebite, rash e neurotossicità che provoca un quadro di letargia, confusione, convulsioni o il coma.

A seconda dell'estensione della malattia e dello stato immunitario dell'ospite, l'acyclovir sia EV che orale è efficace nella varicella primaria. Il farmaco riduce le complicanze della varicella nei pazienti immunocompromessi e nelle donne in gravidanza. Negli adulti immunocompetenti, l'acyclovir orale può ridurre la durata della febbre e delle vescicole. Nel caso di herpes zoster, 800 mg PO 5 volte/die si è mostrato in grado di ridurre il tempo di guarigione delle lesioni e, in particolare nei pazienti più anziani, la prevalenza di nevralgia post-erpetica. L'acyclovir è efficace inoltre nel ridurre le complicanze dell'herpes zoster oftalmico.

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FAMCICLOVIR

Il famciclovir è un pro-farmaco del penciclovir, un farmaco antivirale attivo. Esso inibisce HSV-1, HSV-2 e VZV. Ha un'attività modesta contro il EBV e attività minima contro il CMV. Inoltre, riduce la carica virale del HBV nei pazienti con infezione cronica da HBV e sono in corso studi ulteriori per richiedere l'autorizzazione per questo tipo di patologia. Il famciclovir è biodisponibile al 77% e viene rapidamente convertito in penciclovir nell'intestino e nel fegato. Il penciclovir viene fosforilato dalla timidino-chinasi virale in una forma monofosfato, che è convertita in penciclovir trifosfato dalle chinasi cellulari che a sua volta inibisce la DNA polimerasi virale. Il famciclovir ha la stessa efficacia dell'acyclovir nel trattamento dell'herpes genitale e dell'herpes zoster e ha una maggiore biodisponibilità. Ceppi resistenti all'acyclovir risultano resistenti anche al famciclovir.

Nel caso di infezioni genitali primarie da HSV, la dose è di 250 mg PO tid per 5 giorni; per il trattamento di manifestazioni episodiche, la dose è di 125 mg PO bid per 5 giorni. Il trattamento deve essere iniziato immediatamente. La dose soppressiva è di 250 mg PO/die. Nel caso dell'herpes zoster, il famciclovir 500 mg PO tid diminuisce il tempo di guarigione e, nei pazienti più anziani, riduce la durata della nevralgia erpetica in confronto al placebo. La terapia va iniziata entro 72 h. Gli effetti collaterali sono simili a quelli che si presentano con l'acyclovir orale (v. sopra).

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PENCICLOVIR

Il penciclovir è un analogo della guanosina che è fosforilata; inibisce competitivamente la DNA polimerasi virale del HSV-1 e del HSV-2. Il penciclovir pomata all'1% viene usata per trattare le infezioni ricorrenti di HSV orolabiale negli adulti. Negli studi clinici, il dolore veniva ridotto nel giro di 3,5 giorni con il penciclovir rispetto ai 4,1 giorni con il placebo se applicato entro 1 h dalla recidiva di HSV e se applicato ripetutamente ogni 2 h durante le ore di veglia. Ceppi resistenti all'acyclovir presentano resistenza crociata e gli effetti indesiderati non si verificano con maggiore frequenza nel gruppo dei trattati rispetto al gruppo placebo.

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VALACICLOVIR

Il valacyclovir è il sale cloruro del l-valyl estere dell'acyclovir. È attivo contro HSV-1, HSV-2 e VZV. È anche modicamente attivo contro EBV e ha una modesta attività contro il CMV. Il valacyclovir è convertito ad acyclovir nell'intestino e tramite metabolismo epatico; la biodisponibilità dell'acyclovir dopo la conversione è del 54%, da tre a cinque volte superiore a quella dell'acyclovir orale.

Il valacyclovir è efficace nel trattamento e nella soppressione dell'herpes genitale. Il valacyclovir e l'acyclovir riducono il tempo di guarigione allo stesso modo e la durata dell'episodio rispetto al placebo quando somministrato entro 24 h dall'inizio dei sintomi. La dose per le infezioni primarie da HSV è di 1 g PO bid per 10 giorni per il HSV genitale ricorrente, 500 mg PO bid per 5 giorni. La terapia soppressiva è più efficace e va presa in considerazione se un paziente ha più di sei episodi l'anno; la dose è di 500 mg PO bid o die.

Il trattamento precoce dell'herpes zoster con valacyclovir ha dimostrato di migliorare il tempo di guarigione e, nei pazienti più anziani, la durata della nevralgia post-erpetica. Il valacyclovir 1 g PO tid per 7 giorni si è dimostrato moderatamente superiore all'acyclovir (800 mg 5 volte/die) per diminuire la nevralgia post-erpetica. Gli effetti collaterali sono simili a quelli dell'acyclovir (v. sopra). Altissime dosi di valacyclovir date a pazienti con AIDS (8 g die) possono causare porpora trombotica trombocitopenica/sindrome emolitico-uremica.

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GANCICLOVIR

Il ganciclovir è un nucleoside analogo della 2_-deossiguanosina che differisce dall'acyclor per la presenza di un gruppo idrossimetile addizionale sulla catena laterale. Ha un'attività in vitro contro tutti gli herpes virus, incluso il CMV. Il ganciclovir è usato soprattutto nei pazienti con HIV e retinite da CMV. Il ganciclovir inibisce la sintesi del DNA virale attraverso l'inibizione competitiva della polimerasi del DNA virale, ed è incorporato nel DNA virale con la caratteristica di interrompere la catena del DNA. Esso viene fosforilato dalla timidina chinasi virale del HSV o del VZV e da un'unica chinasi nel caso di CMV. Le mutazioni in questi enzimi virali provocano resistenza (p. es., HSV resistenti all'acyclovir hanno resistenza crociata al ganciclovir). L'effetto indesiderato principale è costituito dalla soppressione dell'attività del midollo osseo, specialmente la neutropenia. Una grave neutropenia, cioè < 500/ml, richiede la stimolazione del midollo con fattori stimolanti i granulociti o fattori stimolanti i granulociti-macrofagi o l'interruzione se indicato. Effetti collaterali meno comuni includono anemia, rash, febbre, aumento dell'azotemia, alterazione della funzionalità epatica, nausea e vomito.

Il ganciclovir orale ha una biodisponibilità molto bassa (circa 6-9%). Alla dose standard di 1 g PO tid, il tempo di progressione della retinite da CMV dopo un ciclo di attacco EV viene prolungato. La formulazione orale è conveniente è riduce i rischi associati ai cateteri vascolari, ma i pazienti che hanno patologie che mettono a rischio la vista necessitano per la terapia di mantenimento del farmaco EV (v. oltre). La maggior parte dei pazienti con retinite da CMV può presentare recidive in corso di terapia immunosoppressiva e deve essere ritrattata con il farmaco EV; nel caso in cui la reintroduzione non permetta il controllo dell'infezione, si renderà necessario un altro farmaco. Il ganciclovir orale per la profilassi primaria della malattia da CMV può essere di beneficio in pazienti selezionati, sebbene gli effetti collaterali e la formulazione, che richiede 12 capsule/die, limita la sua utilità. Il ganciclovir orale è utilizzato anche in profilassi per prevenire le infezioni da CMV nei pazienti trapiantati durante il periodo iniziale di profonda immuno soppressione.

Nel caso di infezione da CMV, i pazienti sono inizialmente trattati con 10 mg/kg/die EV in 2 dosi frazionate per 2-3 sett. e richiedono una terapia soppressiva per prolungare il tempo di recidiva, alla dose di 5 mg/kg/die. Il ganciclovir orale può essere utilizzato anche per la terapia soppressiva.

Il ganciclovir EV con immunoglobuline ha ridotto la mortalità della polmonite da CMV nei pazienti con trapianto midollare ciò nonostante, residua una significativa mortalità.

Le iniezioni intravitreali di ganciclovir 400 mg, somministrate attraverso la pars plana, vengono utilizzate nei pazienti con retinite da CMV che sono resistenti al ganciclovir EV o nei pazienti che non possono tollerare la formulazione EV. Confrontato con il ganciclovir EV, un periodo di induzione con somministrazione bisettimanale, seguito da iniezioni intravitreali settimanali, permette di controllare ugualmente bene la retinite. Potenziali complicanze includono emorragie del corpo vitreo, distacco della retina, edema maculare cistoide, endoftalmite, formazione di cataratta e possibile tossicità retinica.

In alternativa per la retinite da CMV, può essere impiantato ogni 6 mesi un dispensatore intraoculare attraverso la pars plana nella cavità vitrea, dove l'apparecchio rilascia ganciclovir a una velocità costante. La stabilizzazione della retinite è simile a quella che si ottiene con il ganciclovir EV; inoltre, la progressione della retinite viene ritardata in maniera significativa. Gli impianti possono essere di beneficio in pazienti resistenti al ganciclovir EV in quanto alte concentrazioni locali possono spesso risolvere il problema della resistenza. Ciò nonostante, la terapia sistemica è necessaria per prevenire la retinite nell'occhio controlaterale e per diminuire il rischio di malattia da CMV extraoculare. Le complicanze di brevi termine rappresentate da: emorragie, distacco di retina e sviluppo di malattia nell'occhio controlaterale devono essere valutate in confronto ai benefici dell'impianto.

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FOSCARNET

Il foscarnet è un analogo organico di un pirofosfato inorganico. Esso inibisce selettivamente la DNA polimerasi virus specifica e la transcrittasi inversa. Non viene fosforilato dalla timidino-chinasi virale e perciò è attivo contro i ceppi acyclovir-resistenti di HSV/VZV. Inoltre, il CMV ganciclovir-resistente dovrebbe essere sensibile al foscarnet. Anche il foscarnet inibisce il HSV-1, il HSV-2, lo human herpes virus 6, il EBV e il VZV. L'efficacia del foscarnet è simile a quella del ganciclovir per trattare e ritardare la progressione della retinite da CMV, con un diverso profilo di effetti collaterali inoltre, ha una certa attività anti-HIV.

Per il trattamento della retinite da CMV nella malattia da HIV, un'induzione con 60 mg/kg tid o 90 mg/kg EV bid per 2 sett. viene seguita da un mantenimento di 90-120 mg/kg EV/die. La dose di mantenimento più alta può ritardare l'insorgenza di un'eventuale recidiva. La terapia di combinazione di ganciclovir e foscarnet per la malattia da CMV in corso di infezione da HIV prolunga l'effetto terapeutico e ritarda la progressione, sebbene gli effetti collaterali combinati siano gravi e più frequenti di quelli che si hanno con la monoterapia. Il foscarnet è stato usato anche per la malattia da CMV in altri pazienti immunocompromessi.

Il foscarnet intravitreale è stato utilizzato in pazienti con controindicazioni ad altri regimi. Dosi comprese tra 1200 e 2400 mg sono state utilizzate con un periodo di induzione di due volte la settimana per 3 sett., seguite da iniezioni settimanali. Potenziali effetti collaterali includono: tossicità renale diretta, emorragie intravitreali ed endoftalmite. Gli effetti collaterali del foscarnet somministrato EV sono importanti e includono nefrotossicità, ipocalcemia sintomatica, ipomagnesemia, fosfatemia, ipokaliemia ed effetti sul SNC.

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RIBAVIRINA

La ribavirina è un analogo guanosinico che inibisce la replicazione di molti virus a RNA e a DNA. L'esatto meccanismo di azione del farmaco non è definito, ma sembra che il farmaco inibisca la formazione dell'RNA messaggero. La ribavirina mostra attività inibitoria in vitro contro il virus respiratorio sinciziale (VRS), il virus dell'influenza A e B, il HSV-1, il HSV-2 e molti altri virus. Il suo uso è preso in considerazione nei neonati ad alto rischio, nei bambini piccoli e negli adulti immunocompromessi con gravi infezioni del tratto respiratorio basso da VRS. Il farmaco somministrato per aerosol deve essere iniziato entro i primissimi giorni dell'infezione. La ribavirina aerosol può essere in parte attiva contro influenza A, influenza B e parainfluenza, ma il suo ruolo terapeutico non è definito. La ribavirina è mutagenica per le cellule di mammiferi in coltura; per tale motivo sono necessarie misure appropriate per proteggere gli operatori sanitari dal farmaco aerosolizzato. Gli effetti collaterali della ribavirina aerosol includono il peggioramento delle condizioni respiratorie.

La ribavirina EV diminuisce la mortalità nei casi gravi di febbre di Lassa. Alcuni dati e precedenti studi sull'uomo dimostrano che la ribavirina EV è efficace nel ridurre la morbilità e la mortalità nella sindrome polmonare da hantavirus. Un effetto importante della somministrazione EV è rappresentato dall'emolisi.

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AMANTADINA E RIMANTADINA

Entrambi i farmaci sono usati principalmente nella profilassi dell'influenza di tipo A e nel suo trattamento. Tali farmaci inibiscono la penetrazione o la perdita dell'involucro esterno del virus, bloccando in tal modo la fase precoce di interazione tra virus e organismo ospite. Essi vanno utilizzati entro 48 h dall'esordio di un'influenza A per diminuire la gravità e la durata dei sintomi. Essi sono indicati per la profilassi nei soggetti non vaccinati o negli operatori sanitari durante epidemie o nei soggetti in cui il vaccino è controindicato o inefficace. Questi farmaci non interferirà con lo sviluppo dell'immunità da parte del vaccino.

La dose profilattica dell'amantadina per i soggetti di età compresa tra i 14 e i 64 anni è di 100 mg PO bid per la durata dell'epidemia o fin quando si sviluppi l'immunità indotta dal vaccino (in genere 2 sett. dopo la somministrazione). Per i pazienti  65 anni di età, la dose è di 100 mg/die. La dose è la stessa quando il farmaco viene utilizzato per il trattamento dell'influenza A; tuttavia, emerge rapidamente resistenza virale a questi farmaci, cosicché il trattamento va interrotto appena le condizioni cliniche del paziente lo permettono, cioè 3-5 giorni di terapia o 1-2 giorni dopo la risoluzione dei sintomi. L'amantidina viene escreta per via renale e il dosaggio deve essere corretto nei pazienti anziani e nei pazienti con insufficienza renale. La rimantadina viene metabolizzata principalmente attraverso il fegato. La dose di rimantadina è 100 mg PO bid per le età comprese tra 14 e 64 anni o 100-200 mg nei pazienti > 64 anni.

Gli effetti collaterali, che sono più comuni rispetto all'amantidina, colpiscono principalmente il SNC e includono nervosismo, insonnia, senso di testa vuota, vertigini, eloquio impacciato, atassia, incapacità a concentrarsi, allucinazioni e depressione ma si possono avere anche anoressia, nausea e costipazione. Gli effetti collaterali si sviluppano di solito entro 48 h dall'assunzione del farmaco e spesso si risolvono continuando a usarlo.

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CIDOFOVIR

Cidofovir (citosina; HPMPC) è un analogo nucleotidico e, in contrasto agli analoghi nucleosidici, contiene un gruppo fosfonato che non richiede la fosforilazione virus-dipendente. Gli enzimi cellulari convertono il cidofovir nella forma attiva difosfato, che ha una lunga emivita intracellulare. Il cidofovir ha un'attività inibitoria in vitro contro un amplio spettro di virus, inclusi HSV-1, HSV-2, VZV, CMV, EBV, adenovirus, papillomavirus umano (HPV) e polyomavirus umano. Il farmaco è usato nel trattamento della retinite da CMV nei pazienti con HIV. La terapia di induzione per la retinite da CMV nei pazienti con infezione da HIV consiste nel trattamento EV con 5 mg/kg una volta/sett. per 2 sett. con terapia di mantenimento ogni 15 giorni. L'efficacia è simile a quella del ganciclovir o del foscarnet. Effetti collaterali importanti includono insufficienza renale, annunciata dalla comparsa di proteinuria, che si previene con l'uso del probenecid. Tuttavia, gli effetti collaterali del probenecid che includono rash, cefalea e febbre possono essere così significativi da prevenirne l'uso.

Il cidofovir per uso topico viene utilizzato nell'herpes simplex mucocutaneo che non risponde alla terapia orale o all'acyclovir EV. Speciali formulazioni di cidofovir per uso intravitreale (iniezioni da 20-mg sono state utilizzate nei pazienti con retinite da ceppi di CMV resistenti, come terapia di salvataggio, anche se sono possibili importanti effetti collaterali: irite e ipotonia nonostante l'uso del probenecid.

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OLIGONUCLEOTIDI

Queste molecole antisenso contengono delle strutture oligodeossinucleotidiche complementari alle sequenze genomiche del virus obiettivo. Gli oligonucleotidi fosforotioati che sono complementari all'RNA virale si sono dimostrati in grado di inibire la replicazione virale nelle colture cellulari. L'ISIS 2922 è un oligonucleotide fosforotioato con una potente attività antivirale contro il CMV; esso è complementare alla regione 2 dell'RNA della unità di trascrizione precoce immediata del CMV e inibisce la sintesi proteica. Tale farmaco è stato studiato per il trattamento intravitreale della retinite da CMV. Gli effetti collaterali includono vitreite e apposizione di epitelio nel pigmento retinico.

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IMMUNOGLOBULINE

Le immunoglobuline iperimmuni per CMV hanno attenuato la malattia da CMV associata con il trapianto di rene, ma non si sono dimostrate utili nella prevenzione della malattia da CMV nelle persone con infezione da HIV. Anticorpi umani monoclonali anti-cytomegalovirus possono essere utili come terapia di sostegno al foscarnet o al ganciclovir nel trattamento della retinite da CMV.

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INTERFERONI

Gli interferoni sono prodotti cellulari naturali liberati dalle cellule infettate dell'ospite in risposta ad acidi nucleici virali o di altra natura. Se ne può rilevare la presenza anche solo 2 h dopo l'infezione. Il loro complesso meccanismo d'azione non è stato ancora ben precisato, ma l'interferone ha comunque la proprietà di bloccare in modo selettivo la traduzione e la trascrizione dell'RNA virale, arrestando la replicazione del virus senza disturbare le normali funzioni delle cellule dell'ospite.

Una forma ricombinante di interferone-a endogeno è stata studiata in pazienti selezionati affetti da leucemia a cellule capellute, sarcoma di Kaposi, papilloma virus umano e virus respiratori. Viene utilizzato principalmente nell'epatite B e C. I pazienti con epatite attiva da HBV o con epatite da virus C (HCV) con viremie evidenziabili e con test di funzionalità anormali possono trarre beneficio dal trattamento con interferone.

Nei pazienti con epatite da HBV che rientrano in appropriati criteri, 2,5-5 milioni U SC o IM per 4-6 mesi possono indurre la scomparsa del HBV DNA e dell'antigene e del HBV (HBeAg) dal siero e migliorare le anormalità nella funzionalità epatica oltre al quadro istologico epatico nel 25-40% dei pazienti. Per l'epatite cronica delta, sono necessarie dosi più elevate nell'ordine di 9-10 milioni di U 3 volte/sett. e sono comunque comuni le recidive. Nel caso dell'HCV, 3-6 mesi di 3-6 milioni di U 3 volte/sett. per 6-12 mesi permettono di ottenere la diminuizione dei livelli di HCV RNA e il miglioramento dei test di funzionalità epatica oltre al quadro istologico epatico nel 10-25% dei pazienti trattati. Gli effetti collaterali includono febbre, brividi, debolezza e mialgia che di solito iniziano 7-12 h dopo la prima iniezione e durano fino a 12 h. La dose più bassa utilizzata nell'HCV porta a effetti collaterali meno gravi, sebbene sia stato riportato il peggioramento del quadro clinico dell'epatite. L'aggiunta della ribavirina alla terapia con interferone nell'HCV si mostra promettente.

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