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19. PEDIATRIA

257. TRATTAMENTO DEL BAMBINO MALATO E DELLA SUA FAMIGLIA

LEGAME GENITORE-FIGLIO: IL NEONATO MALATO

Il legame si riferisce all'intenso attaccamento psicologico che si instaura fra i genitori e il loro bambino prima della nascita e che viene sostenuto nelle prime ore e nei primi giorni di vita. Il legame è influenzato dall'esperienza personale dei genitori riguardo all'infanzia, dalla loro propensione culturale e sociale nei confronti dell'allevamento del bambino, dalla loro personalità, dal desiderio di avere un figlio e dalla precedente preparazione psicologica all'arrivo del bambino. Il legame assicura un precoce supporto psicologico allo sviluppo della personalità del bambino (v. anche Cure iniziali nel Cap. 256).

Quando un neonato è malato o prematuro, devono essere dati ai genitori spiegazioni e incoraggiamenti realistici. Bisogna incoraggiarli a vedere subito e di frequente il loro bambino e a partecipare pienamente alle sue cure. Questi accorgimenti ridurranno la loro ansia e faciliteranno l'instaurarsi dell'"attaccamento".

Le difficoltà possono sorgere quando il neonato, gravemente malato, deve essere trasferito in un centro di terapia intensiva presso un ospedale distante. I genitori vengono allora separati dal loro bambino per giorni o settimane e lo sviluppo del normale legame potrebbe non avvenire a causa della distanza e dell'ansia. I genitori e i parenti più stretti sono incoraggiati a visitare il neonato frequentemente e appena possibile subito dopo la nascita. Dopo un accurato lavaggio delle mani, essi sono invitati a toccarlo e a tenerlo in braccio, se le sue condizioni lo permettono. Nessun neonato, anche se attaccato al respiratore, può essere ritenuto così malato che i genitori non possano vederlo e toccarlo. Il legame sarà rafforzato, se i genitori possono alimentare il neonato, fare il bagno, applicare creme e cambiarlo e se la madre potrà fornire al figlio malato il suo latte, anche se inizialmente viene alimentato con sondino. (V. anche più avanti Invalidità permanenti nel bambino).

Quando il neonato presenta una malformazione congenita, deve essere subito visto dai genitori, indipendentemente dalle sue condizioni. Altrimenti essi possono pensare che il suo aspetto e la sua condizione siano peggiori della realtà. È essenziale un supporto psicologico intensivo; per i genitori sono necessari molti colloqui per comprendere la condizione del loro figlio e le cure di cui ha bisogno e per accettarlopsicologicamente. Il medico deve enfatizzare ciò che il neonato ha di sano e quale potenziale egli abbia, senza soffermarsi sulle anomalie.Quando il bambino muore e i genitori non lo hanno mai visto né toccato, essi possono in seguito avere la sensazione di non aver mai avuto un figlio. Tali genitori presentano un esagerato senso di vuoto; possono presentare una prolungata sindrome depressiva, poiché non possono provare dolore per la perdita di un "bambino vero". Non verrà quindi vissuta dai genitori una vera condizione di lutto. I genitori che non hanno potuto vedere o entrare in contatto con il proprio bambino vivo, potranno essere aiutati a lungo termine, dopo la morte del bambino, solo se ciò viene accettato. In tutti i casi, risultano utili visite frequenti con il medico e con l'assistente sociale per riesaminare le circostanze della malattia e della morte del bambino, per rispondere a domande che possono insorgere successivamente e per valutare e alleviare un improprio senso di colpa. Il medico, inoltre, può valutare il dolore dei genitori e, se questo assume connotazioni patologiche, può fornire consigli utili e precise indicazioni al fine di assicurare un sostegno psicologico più valido. Se esiste un aumentato rischio di complicanze nelle gravidanze future, è opportuna la consulenza genetica e/o perinatologica dei genitori.

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