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21. ARGOMENTI SPECIALI
289. FEBBRE FAMILIARE MEDITERRANEA
(Polisierosite parossistica familiare)
Malattia ereditaria caratterizzata da febbre ricorrente e peritonite e meno frequentemente da pleurite, artrite, lesioni cutanee e pericardite.
Sommario:
Introduzione
Sintomi, segni e diagnosi
Prognosi, profilassi e terapia
Più frequentemente, ma non esclusivamente, sono colpiti gli individui di origine mediterranea (p. es., gli Ebrei sefarditi, gli Arabi, gli Armeni, i Turchi). Un numero sufficiente di casi si è verificato in altri gruppi, in particolare negli Ebrei ashkenaziti, il che deve mettere in guardia dall'esclusione della diagnosi sulla base della razza atipica. Circa il 50% dei pazienti non ha alcuna storia familiare di tale patologia.
La malattia è ereditata con un meccanismo di tipo autosomico recessivo; è stato clonato il gene responsabile dal braccio corto del cromosoma 16. Il prodotto del gene, una proteina a 781 aminoacidi chiamata pirina da un gruppo di ricercatori e marenostrina da un altro, sembra essere espressa solo nei neutrofili circolanti. Si pensa di attenuare la trascrizione dei promotori pro-infiammatori di queste cellule. 
Sintomi, segni e diagnosi
L'esordio è solitamente compreso tra i 5 e i 15 anni, ma può avvenire molto più tardi o anche nell'infanzia. Gli attacchi non presentano nessun modello regolare di ricorrenza e variano nello stesso paziente. Durano 24-72 h, ma alcuni anche più di una settimana. La frequenza varia da due attacchi per settimana a uno per anno (più frequentemente una volta ogni 2-4 sett.). Gravità e frequenza degli attacchi possono diminuire con l'età, durante la gravidanza o con l'amiloidosi. Le remissioni spontanee possono durare anche anni.
Una febbre di 40°C, solitamente accompagnata da peritonite, è la manifestazione principale; occasionalmente si verifica sierosite con febbricola. Il dolore addominale (che inizia solitamente in un quadrante e si estende all'intero addome) si presenta in circa il 95% dei pazienti e può essere di varia intensità ad ogni attacco. Riduzione dei rumori intestinali, distensione addominale, stato di difesa e sensibilità riflessa si verificano frequentemente al culmine dell'attacco e non possono essere distinti da una perforazione organica all'esame clinico. Di conseguenza molti pazienti sono stati sottoposti a una laparatomia urgente prima che venisse fatta la diagnosi corretta. Con l'interessamento del diaframma può manifestarsi contrattura di difesa del torace e dolore a una o a entrambe le spalle. Altri sintomi comprendono dolore pleuritico acuto (nel 75%), artrite acuta che interessa le grandi articolazioni (nel 25%) e un'eruzione erisipeloide nella parte inferiore delle gambe. La pericardite ricorrente con dolore toracico è relativamente rara.
Nessun test di laboratorio è diagnostico. Non è stata riscontrata alcuna lesione anatomopatologica specifica. La laparotomia al culmine di un attacco può produrre una piccola quantità di liquido peritoneale contenente neutrofili; la biopsia peritoneale può mettere in evidenza una deposizione di fibrina. L'amiloidosi può svilupparsi (più frequentemente nei pazienti delle regioni mediterranee) per deposizione perivascolare della proteina amiloide A sierica; essa è molto meno frequente dall'avvento della colchicina. Durante gli attacchi acuti è frequente, ma non costante, una leucocitosi da polimorfonucleati. Gli indici di fase acuta (VES, fibrinogeno sierico, proteina C-reattiva) sono frequentemente elevati. Gli altri test di laboratorio risultano normali.
Di conseguenza, la diagnosi si basa più sui reperti clinici che non su quelli di laboratorio, comprendendo una presentazione tipica (etnia appropriata; anamnesi familiare positiva; peritonite ricorrente e autolimitantesi; salute eccellente nell'intervallo tra gli episodi). 
Prognosi, profilassi e terapia
Malgrado la gravità dei sintomi che si manifestano durante gli attacchi acuti, la maggior parte dei pazienti recupera rapidamente e mantiene un buono stato di salute fino al successivo attacco. L'ampio uso di colchicina a scopo profilattico è stato associato a una notevole riduzione dell'incidenza di amiloidosi e della conseguente insufficienza renale.
La colchicina somministrata a scopo profilattico alla dose di 0,6 mg PO bid (alcuni pazienti richiedono un dosaggio qid e altri una singola dose giornaliera) consente un completo recupero o un netto miglioramento in circa l'85% dei pazienti. Per i pazienti con attacchi rari e che abbiano una fase prodromica ben identificabile, la colchicina può essere lasciata da parte fino a quando non si verificano i sintomi iniziali e allora va assunta a 0,6 mg/h PO per 4 h, poi ogni 2 h per 4 h, poi ogni 12 per 48 h. L'inizio del trattamento con colchicina, anche se somministrata EV, al culmine di una crisi porta raramente a risultati efficaci. I bambini spesso richiedono dosaggi da adulti per il raggiungimento di una profilassi efficace. La colchicina non aggrava ulteriormente il rischio di sterilità e di aborto spontaneo tra le donne affette, né produce un aumento dei fenomeni teratogeni quando viene assunta durante la gravidanza.
I narcotici sono talvolta necessari per ridurre il dolore, ma devono essere somministrati prudentemente per evitare farmacodipendenza. 
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